Cosa intendo quando dico che offro servizi di copywriting

Servizi di copywriting? Ah quindi scrivi bene, che bello!
Ecco, no. O meglio: sì, ma è come dire che un chirurgo “sa usare bene i coltelli”. Tecnicamente vero, ma completamente fuori bersaglio; ogni volta che lo sento penso a quanti anni serviranno prima che questo mestiere venga preso sul serio quanto merita, invece di essere derubricato a hobby per chi ha un mezzo feticismo per la lingua.

Il copywriting non è un talento decorativo. È una disciplina che ha un solo, semplice, spietato obiettivo: far succedere qualcosa a chi legge. Un clic. Una richiesta di preventivo. La sensazione di aver capito finalmente cosa fai, dopo aver letto tre siti concorrenti scritti in un professionalese indecifrabile, quello pieno di soluzioni innovative ed eccellenza che non significano assolutamente niente per chi sta cercando di risolvere un problema vero, oggi, con un budget reale e una scadenza sul groppone.

Scrivere bene non basta

Puoi scrivere frasi eleganti, arzigogolate, quasi poetiche e… ottenere zero risultati. Perché il problema, nel novanta per cento dei casi, non è la grammatica: è che nessuno ha deciso cosa deve pensare o fare chi legge, prima di scrivere la prima parola. Il copywriting comincia prima del testo: comincia dalla domanda “chi legge questa cosa, e cosa deve provare mentre lo fa?”. Se salti questa domanda, puoi anche scrivere il testo più bello del mondo: resterà solo bello, e il bello, da solo, non ha mai convertito niente e nessuno.

I tre equivoci più comuni

Il primo: pensare che il copywriting serva solo per la pubblicità urlata, gli sconti, il compra ora. Falso: serve anche per una pagina Chi Sono che deve smettere di raccontare la tua vita e iniziare a spiegare perché chi legge dovrebbe fidarsi di te. Serve per un’email di follow up che deve sembrare scritta da una persona e non da un template scaricato o da ChatGPT. Serve persino per una risposta di assistenza clienti, che resta comunque un testo che qualcuno leggerà con un livello di attenzione, e spesso anche di frustrazione, molto alto.

Il secondo: pensare che basti un tono più simpatico. Il tono di voce non è simpatia a comando, è coerenza: essere riconoscibile che tu stia scrivendo una newsletter o un post di scuse per un disservizio. Un brand simpatico solo quando le cose vanno bene e improvvisamente istituzionale quando c’è un problema, non ha un tono di voce: ha un costume che si toglie appena il gioco si fa scomodo.

Il terzo, il più pericoloso: pensare che l’intelligenza artificiale abbia reso il copywriting una merce dozzinale. Chiunque può generare testo, è vero e non ha senso fingere il contrario. Basta un click per produrre un testo scritto in un italiano sintatticamente impeccabile e (quasi) grammaticalmente ineccepibile. Ma pochissimi sanno decidere cosa quel testo deve fare, per chi, e perché in un modo e non in un altro. Quella parte lì, la strategia dietro le parole, non la delega nessuno, nemmeno il miglior prompt del mondo, perché richiede di conoscere il cliente, il contesto e l’obiettivo meglio di quanto li conosca chiunque non ci abbia parlato direttamente.

Cosa faccio, in pratica

Scrivo testi che hanno un compito preciso: vendere senza sembrare una venditrice di pentole, spiegare senza annoiare, differenziare senza gridare siamo diversi come fanno tutti quelli che in realtà sono identici a tutti gli altri, con le stesse tre parole intercambiabili che si ritrovano su ogni sito del settore, cambiando solo il logo in alto a sinistra.

Se ti serve un testo che faccia il suo lavoro invece di limitarsi a stare bene sulla pagina, qui trovi i servizi di copywriting.

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